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Millaps vince a San Diego. Dungey sbaglia troppo
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Autore: Stef#78
[b:c6b5cfb7bf]Millsaps conquista San Diego, il leader Dungey chiude sesto una gara incolore e perde parte del vantaggio su Hill[/b:c6b5cfb7bf]
Prima vittoria di Davi Millsaps in quasi due anni, con una prestazione assolutamente maiuscola nella quinta prova del Monster Energy AMA Supercross svoltasi a San Diego, California. Già al terzo giro dei 20 previsti, il pilota del Team Honda Red Bull ha sorpassato senza alcuna esitazione Nick Wey, sulla Kawasaki Monster Energy, e non si è nemmeno più voltato indietro.
«È stato davvero esaltante» ha detto Millsaps «specialmente perché a questa gara era presente tutto il mio staff. Mi hanno sempre spronato in tutti i momenti difficili, mi dicevano che potevo vincere, e sono felicissimo, anche per loro, di avercela finalmente fatta».
Il terreno del Qualcomm Stadium era molle e pieno di solchi, dopo i continui acquazzoni che si sono riversati su San Diego per buona parte della giornata.
Come sempre, i ragazzi dell’organizzazione Dirt Wurxx si sono prodigati in modo incredibile per rimediare alla situazione, ma i dannati solchi si riformavano rapidissimamente su quasi tutte le curve, e il percorso era perfidamente scivolosissimo.
Josh Hill ha approfittato di una caduta capitata a Andrew Short (Team Red Bull Honda) per piazzarsi al terzo posto, per poi passare anche Ivan Tedesco (Valli Motorsports Yamaha) a due giri dalla fine e andare a piazzarsi secondo per la terza volta consecutiva quest’anno. Hill ha sostenuto che avrebbe senz’altro acchiappato Millsaps, se solo avesse iniziato prima ad attaccare. «Ho semplicemente stentato un po’ all’inizio» ci ha detto «se mi fossi svegliato solo cinque giri prima avrei sicuramente potuto vincere. Sto imparando qualcosa ogni weekend di gare, e ogni volta vado più forte. Questo sta diventando un anno sempre più eccitante!».
Tedesco si è tenuto stretto il terzo posto, il primo di quest’anno. «Per salire sul podio bisogna spingere più forte» abbozza l’italo americano «e io quest’anno ci sono stato alla larga parecchie volte. Fortunatamente non sono caduto, e sono arrivato terzo. Molto meglio di quanto sia riuscito a combinare durante le ultime settimane».
Dopo tre podi di fila dall’inizio della stagione, il capoclassifica Ryan Dungey ha fallito l’obiettivo per la seconda volta di seguito. Scivolato fuori al primo turno, e caduto di nuovo nel secondo, ancor prima del termine del primo giro, l’asso del Team Rockstar Makita Suzuki ha fatto in modo di tenersi la sesta posizione, ma ha visto il suo vantaggio su Hill ridursi da 16 a soli 4 punti.
Brutta partenza anche per il vincitore del weekend precedente, Ryan Villopoto (Team Monster Energy Kawasaki), che comunque è riuscito a salvare la sua quarta posizione e attualmente si trova terzo in classifica generale, a 10 punti da Dungey.
Nella classe AMA Supercross Lites, Jake Weimer e la sua Kawasaki Monster Energy Pro Circuit hanno portato a casa la quarta vittoria su cinque gare disputate, passando al primo giro Trey Canard (Geico Powersports Honda) per prendersi la testa della corsa e tenerla fino alla fine.
Durante il sorpasso, Canard è caduto passando il ruolo di inseguitore al compagno di squadra Blake Wharton. Il quale però si è sdraiato poco dopo, lasciando così il secondo posto a Max Anstie, del Team Star Racing (Yamaha). A metà gara, Anstie stava per contendere il comando a Weimer, ma, ostacolato da un doppiato, ha finito per perdere il ritmo, per poi cadere all’ultimo giro regalando a Cole Seeley e Wil Hahn, compagni nel Team Troy Lee Design Honda, rispettivamente il secondo e il terzo posto.
«Si, è stata una buona serata questa» ha raccontato Weimer «Sono partito bene alle spalle di Canard, che sfortunatamente poi è caduto, e sono riuscito ad essere consistente fino alla fine. La pista era effettivamente traditrice, però alla fine a tenuto bene».
I risultati del Supercross di San Diego
1. David D. Millsaps (Hon)
2. Josh Hill (Yam)
3. Ivan Tedesco (Yam)
4. Ryan Dungey (Kaw)
5. Justin Brayton (Yam)
6. Ryan Dungey (Suz)
7. Tommy Hahn (Suz)
8. Grant Langston (Yam)
9. Nick Way (Kaw)
10. Kyle Chisholm (Yam)
[b:3dd25c62e4]Il debutto stagionale a Mantova mette a dura prova i piloti ma non gli ufficiali KTM Red Bull Antonio Cairoli e Shaun Simpson che si impongono nella MX1 e MX2[/b:3dd25c62e4]
Buona la prima per il Toni nazionale, che nonostante le incertezze del debutto in sella alla inedita 350 SX-F e le dovute prudenze per iniziare la stagione senza infortuni ha subito dato la zampata vincente. Date le premesse, la sua la si può considerare una prestazione sconcertante, che lo ha visto vincere con sicurezza e determinazione la prima manche, fare il bis in Gara 2, e terminare 3° nella frazione di chiusura dopo un alterco con il solito Clement Desalle col quale si era azzuffato già in altre occasioni.
Antonio è stato magistrale, provando di avere già una buona condizione fisica e di essere talmente sereno e motivato da non aver perso la lucidità anche quando il belga neo acquisto Suzuki allo scadere della terza manche gli ha fatto uno dei suoi soliti sorpassi da kamikaze rischiando, se Cairoli non avesse mollato, un pericoloso contatto. Sul momento il messinese ha infatti pensato di restituire pan per focaccia, ma poi la saggezza del campione ha prevalso e ha lasciato perdere accontentandosi della terza posizione che gli avrebbe comunque garantito la vittoria dello Starcross 2010.
Scintille quindi già dall'apertura stagionale, che preannuncia una stagione iridata MX1 e MX2 contesissima, visto che anche nella 250 i pollastrelli dalle ambiziose aspirazioni sono ben più di uno.
Tornando a Cairoli il suo risultato mantovano è stato particolarmente importante, così come lo è stato per il manager Claudio De Carli e per il reparto corse KTM, per aver rotto il ghiaccio con il prototipo ideato e sviluppato da Stefan Everts che ha superato a pieni voti il banco prova della verifica in gara. Questa è infatti la moto che Antonio vuole usare per puntare al suo quarto titolo iridato, che rispetto alla pur competitiva 450 vice campione MX1 con Max Nagl si adatta meglio al suo stile di guida in quanto più leggera e maneggevole. L'incognita di una eventuale inferiorità alla partenza rispetto alle più potenti 450 sembra invece essersi affievolito dati gli avvii in testa al gruppo che il fantino azzurro ha avuto in tutte e tre le manche. Dando per scontato che l'abile De Carli e i tecnici di Mattighofen abbiano da qui al GP di Bulgaria ancora tempo per ottimizzare le prestazioni, rimane aperto solo il fattore affidabilità per convincere definitivamente Cairoli & C. ad utilizzare lo splendido prototipo austriaco nella stagione iridata.
A parte quella di Cairoli, pur non avendo lesinato in spettacolo altre grosse sorprese le tre manche dello Starcross, la cui anima per certi versi ci riporta indietro nel tempo facendoci ricordare il mitico Fast Cross di Giorgio Saporiti, non ne ha date.
Il podio è stato completato dal duo Suzuki Steve Ramon e Clement Desalle, mentre la quarta piazza è andata a David Philippaerts che si è concentrato più sulla messa a punto delle nuove sospensioni Öhlins che sul risultato, avendo tra l'altro ancora da raggiungere la condizione fisica ideale come da scaletta del suo programma di allenamento.
L'esordio di Ken De Dycker con la Yamaha Monster Energy è stato messo in ombra da problemi alla frizione, quello di Davide Guarneri con la Honda LS è stato reso difficile da un adattamento alla CRF ancora non completamente assimilato (è anche stato tamponato alla partenza della terza manche ma fortunatamente la brutta caduta è stata alleviata dalla sua forte tempra), mentre nomi altisonanti come Sebastien Pourcel, Jonathan Barragan, Max Nagl o Kevin Strijbos non sono riusciti a rendersi protagonisti della classe regina. Prova di adattamento alle loro nuove YZ450F invece per i piloti del team Yamaha 3C Racing Manuel Monni e Matteo Bonini.
Si sono messi un po' più in evidenza il solito jolly Tanel Leok, anche lui per la prima volta dietro al cancello di partenza con al Honda LS, che ha vinto la frazione di chiusura, e l'americano neo acquisto Honda-Martin Jimmy Albertson che pur accusando l'iniziazione europea su un terreno difficile come quello di Mantova si è distinto più che per il 10° posto, dove ha influito negativamente l'uscita di scena dalla prima manche per un problema tecnico, per aver dettato legge nell'eccitante sfida Uno conto Uno dove si è preso il lusso di spuntarla su Cairoli nella MX1 e poi anche su Musquin nella combinata con la MX2.
In quest'ultima classe è venuto a mancare l'atteso duello Roczen/Musquin, che sabato aveva dato spettacolo nella manche delle 250, in quanto il tedesco dopo il secondo di Gara 1 si è leggermente girato un ginocchio in quella successiva e a quel punto la sua gara si è praticamente conclusa in quanto la terza manche l'ha corsa solo per fare allenamento.
Via libera quindi ai fuoriclasse KTM Shaun Simpson, sul gradino più alto del podio grazie a due primi ed un secondo posto, e Marvin Musquin che è andato in crescendo vincendo la frazione finale e aggiudicandosi il posto d'onore di giornata davanti alla sorpresa svizzera Arnaud Tonus.
Appuntamento ora a Montevarchi il prossimo fine settimana con l'apertura degli Internazionali d'Italia, dove a fianco di David Philippaerts è atteso il debutto stagionale dalle neo acquisto Yamaha Monster Energy Gautier Paulin.
Voglio cercare di capire cosa intendiamo per andar forte, andare adagio, andare in pista e non andare affatto. Perché c’è dell’esagerazione in certe uscite di qualcuno di noi | Di N. Cereghini
Ciao a tutti!
Quante strade facciamo con la moto! Tra quelle che mi avete indicato qualcuna la conosco: Vernasca, la Cisa e l’appennino tosco-emiliano, il Penice, il passo Giau, le Gorges di Verdon in Francia e qualche altra. Ma naturalmente molti di voi hanno sottolineato che per andare a manetta c’è la pista. Su strada non si fa, manco a pensarci.
Tutto giusto, però a questo punto voglio cercare di capire cosa intendiamo per andar forte, andare adagio, andare in pista e non andare affatto. Perché c’è dell’esagerazione in certe uscite di qualcuno di noi: adesso sembra che sulla strada non ci si possa nemmeno divertire un po’, e a me non sembra del tutto vero.
Autostrada. Chiaro che non possiamo superare i 130, secondo i miei calcoli diciamo i 140 indicati. Qualcuno sostiene che il sistema Tutor non rileva le velocità effettive inferiori ai 150 addirittura, l’ha scritto anche la Gazzetta dello Sport, ma sono voci e di verificarlo non lo consiglio. Troppo oneroso. In ogni caso l’autostrada non è mai stata divertente, manco a 250 all’ora, e dunque niente di nuovo.
Statali di pianura. A cento all’ora viene sonno, certo, ma, con il traffico che c’è, l’unico divertimento possibile sarebbe lo slalom tra le macchine. Penoso, mai interessato. E quanti ne ho visti impastati.
Strade di collina e di montagna. Ecco, qui viene il bello. Potessimo essere del tutto liberi, come non siamo stati mai perché anche senza i radar c’erano comunque le pattuglie e le multe per “velocità pericolosa” (a totale discrezione dell’agente), pare che per molti sarebbe bello tirare sempre in zona rossa e piegare fino a consumare le saponette della tuta.
Io dubito che siano numerosi quelli capaci davvero di farlo, e quei pochi provvisti di tutto quel talento possono serenamente andare in pista a mostrarlo.
Gli altri: sicuri che occorra andare a 150 per piegare sull’Appennino o sulle Alpi? Mi pare che tra i 40 e i 100 all’ora ci sia una bella gamma di curve divertenti da fare: dal tornante da prima alla curva secca da seconda fino alla esse aperta da terza. E se una volta l’ago del tachimetro scappa a 120 non penso che la sfiga sia tale da incarnarsi in una pattuglia.
Il fascino della moto è la curva, non il rettilineo. E quando una successione di curve ti viene particolarmente bene, con una piega decisa e la traiettoria rotonda e fluida che le raccorda tutte senza correzioni e spigoli, è una bella soddisfazione.
Tirare le marce al 50% o anche meno, cambiare puliti, sfruttare il freno motore con delle belle scalate progressive: questo è guidare. Invadere le corsia opposta e andare a 200 all’ora non aumenterebbe il divertimento, ma soltanto il rischio.
A me pare, e a voi?
Milano 04 febbraio 2010 – Metzeler organizza K-Cup, un trofeo monogomma approvato dalla Commissione sportiva della Federazione Motociclistica Italiana. La K-Cup conta sull’appoggio di alcune delle più importanti aziende del settore motociclistico, fra cui X-lite, Cruciata, F.G. Gubellini, TCX e Bike Lift, che hanno sottoscritto un accordo di partnership con il promotore della serie. Le prove della K-Cup saranno sei e saranno disputate in concomitanza con le date del calendario di campionato della Coppa Italia:
28 marzo VALLELUNGA
11 aprile MISANO
16 maggio FRANCIACORTA
30 maggio MISANO
01 agosto MUGELLO
12 settembre VALLELUNGA
K-Cup ammetterà due classi, 600 e 1.000 cc, suddivise nelle seguenti categorie:
o Sport Production 600
o Stock 600 (incluse deroghe ai Trofei Monomarca Yamaha R6 Series Cup, Kawasaki Ninja 600 Trophy, Honda CBR 600 e Ducati DDC 848)
o Stock 1000 (con deroghe ai trofei monomarca Yamaha R1 Series Cup e Ducati Desmo Challenge Superstock)
o Open con moto da 500 a 1200 cc. di cilindrata.
Metzeler, per il suo trofeo, conta su facilità di accesso e costi limitati: soli 900 euro comprensivi dell’IVA per l’iscrizione, con un montepremi in denaro, pneumatici e prodotti offerti dai partner che ha un valore complessivo di oltre 50.000 euro. Chi vuole partecipare oltre che alle gare, a tutte le prove del venerdì e del sabato deve, però, spendere 2.400 euro, IVA compresa.
Per partecipare basta collegarsi al sito www.metzelermoto.it, scaricare Regolamento e Modulo di Iscrizione e spedire via e-mail o fax tutti i documenti richiesti.
È possibile iscriversi anche alle singole gare come Wild Card tramite il sito www.gettyre.it
K-Cup Metzeler si corre con Metzeler Racetec Interact, un pneumatico racing supersport. Per maggiori informazioni potere chiamare il numero di telefono 348 29 35 778 o scrivere all’indirizzo di posta elettronica k-cup@metzeler.com
Si è conclusa la prima giornata di test MotoGP sulla pista di Sepang. Valentino Rossi senza grandi difficoltà è apparso in forma, non soltanto fisica malgrado gli oltre 30° di temperatura. Il campione del mondo in carica ha infatti chiuso la giornata con il miglior tempo di 2′01.411 staccando di mezzo secondo il rivale Casey Stoner con la prima della Ducati.
La seconda delle Yamaha, con il terzo tempo, è quella di Colin Edwards che incollato al pilota australiano si è lasciato alle spalle un Loris Capirossi apparso con un sorriso particolare sintomo che la Suzuki ha fatto dei passi avanti e Jorge Lorenzo. Sesto Andrea Dovizioso e primo dei piloti Honda precede la seconda Ducati di Nicky Hayden.
Solo ottavo Dani Pedrosa e molto attardati invece Ben Spies, dodicesimo, Marco Simoncelli e Marco Melandri (Honda Gresini), rispettivamente 15° e 16°, ultimi insieme a Hiroshi Aoyama, ma staccati di oltre due secondi dal tempo di Rossi.
MotoGP - Test Sepang - Day 2
1. Valentino Rossi (ITA) Fiat Yamaha Team 2′01.411
2. Casey Stoner (AUS) Ducati Marlboro Team 2′01.902
3. Colin Edwards (USA) Monster Yamaha Tech 3 2′01.932
4. Loris Capirossi (ITA) Rizla Suzuki MotoGP 2′02.102
5. Jorge Lorenzo (SPA) Fiat Yamaha Team 2′02.165
6. Andrea Dovizioso (ITA) Repsol Honda Team 2′02.630
7. Nicky Hayden (USA) Ducati Marlboro Team 2′02.792
8. Dani Pedrosa (SPA) Repsol Honda Team 2′02.866
9. Mika Kallio (FIN) Pramac Green Team 2′02.987
10. Hector Barbera (SPA) Aspar Team 2′03.030
11. Aleix Espargaro (SPA) Pramac Green Team 2′03.133
12. Ben Spies (USA) Monster Yamaha Tech 32′03.142
13. Randy de Puniet (FRA) LCR Honda MotoGP 2′03.456
14. Alvaro Bautista (SPA) Rizla Suzuki MotoGP 2′03.558
15. Marco Simoncelli (ITA) San Carlo Honda Gresini 2′03.609
16. Marco Melandri (ITA) San Carlo Honda Gresini 2′03.609
17. Hiroshi Aoyama (JAP) Interwetten-Honda MotoGP 2′03.651